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Minisere

M'incantò la rima fiore amore, la più antica e difficile del mondo

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October 23

Il blu della notte non è l'unico colore del cielo

 
Mi sono resa conto che io vivo perennemente nell'attesa, l'attesa di un qualcosa che se anche accadesse non sazierebbe completamente questa mia ansia, e sarei portata sempre ad attendere qualcosa di più...ma cosa?? Questo non lo so! Ma nell'attesa c'è una vertiginosa accelerazione e un'enigmatica anticipazione del futuro che bruciano il presente e rendono insignificanti i suoi momenti, perchè tutta la mia attenzione è spasmodicamente concentrata sull'evento di felicità che si attende, ma che può andare deluso. La speranza, invece, ampliando lo spazio del futuro, dilata l'orrizzonte. è l'apertura del possibile perchè fa riferimento a quei nuovi cieli e quelle nuove terre che sono promesse dall'utopia e dalla trasformazione personale (che però temiamo perchè rimaniamo arroccati nella nostra identità,che invece dovremmo vedere come un'interminabile costruzione). Dato che in questo periodo la mia perenne attesa è stata disabitata dalla speranza, sono caduta nella noia più totale. Ed è la cosa che odio di più, perchè non ci sono più progetti, ma tutto affoga in un presente spento...mi sono sentita propria arida...e per me è strano perchè sono abituata a vivere nel mio "mondo di Fruttolo" dove ancora esiste il principe azzurro! Invece in questo periodo non credevo più a niente,nè nel bene nè nel male, pensavo che tutto fosse impossibile! Non dico di credere agli animaletti parlanti del bosco, ma voglio riprendere a SPERARE, inteso non tanto come guardare avanti con ottimismo, ma soprattutto guardare indietro per vedere come è possibile giocare il passato in vista di possibilità a venire. Come disse il vecchio Nietzsche: "La vita potrebbe essere un esperimento per chi è vòlto alla conoscenza". E non un dovere, una fatalità o una fede.
September 01

Afrodita

Il tuo alito è aroma di miele ai chiodi di garofano,
la tua bocca,deliziosa come un mango maturo.
Baciare la tua pelle è assaggiare il loto,
l'incavo del suo ombelico è un ricettacolo di spezie.
 
Voglio nutrirti dei fiori di ghiaccio
su questa finestra d'inverno,
gli aromi di molte zuppe,
il profumo di candele sacre
che in questa casa di cedro mi insegue.
Voglio nutrirti della lavanda
che si sprigiona da certe poesie,
e della cannella delle mele che cuociono,
e della gioia semplice che vediamo nel cielo quando ci innamoriamo.
Voglio nutrirti della terra acre
dove ho mietuto l'aglio,
voglio nutrirti dei ricordi che si levano dai ciocchi dei pioppi,
e del fumo delle pigne che circonda la casa in una notte quieta.
August 17

Noi frustrati pippaioli mentali apprezziamo tutto ciò:

- Giungemmo: è il Fine.

  Fiumane che passai! voi la foresta

immota nella chiara acqua portate,

portate il cupo mormorìo, che resta.

   Montagne che varcai! dopo varcate,

sì grande spazio di su voi non pare,

che maggior prima non lo invidïate.

   Azzurri, come il cielo, come il mare,

o monti! o fiumi! era miglior pensiero

ristare, non guardare oltre, sognare:

 il sogno è l'infinita ombra del Vero.

   Oh! più felice, quanto più cammino

m'era d'innanzi; quanto più cimenti,

quanto più dubbi, quanto più destino!offio possente d'un fatale andare,

oltre la morte; e m'è nel cuor, presente

come in conchiglia murmure di mare.

O squillo acuto, o spirito possente,

che passi in alto e gridi, che ti segua!

ma questo è il Fine, è l'Oceano, il Niente...

   e il canto passa ed oltre noi dilegua. -

   E così, piange, poi che giunse anelo:

piange dall'occhio nero come morte;

piange dall'occhio azzurro come cielo.

   Ché si fa sempre (tale è la sua sorte)

nell'occhio nero lo sperar, più vano;

nell'occhio azzurro il desiar, più forte.

                                                                                          "Alexandros", Pascoli

August 09

Nona fuga

Non si vede che sto studiando per l'esame di letteratura italiana.........;)! Mi sono innamorata di Saba!!!
 
Cielo che splende dopo l'uragano più terso;
bimbo che trova la materna mano,
ch'errava sperso.
 
Tale io mi faccio,se da me il dolore vien tolto;
e la felicità torna al tuo cuore
e sul tuo volto.
 
Ma come un'ombra in me rimane un mesto pensiero.
Anch'esso credi, anch'esso come il resto
è passeggiero.
 
No,che in me potrà solo con la morte passare;
sì che dovresti la tua umana sorte
ancora di più amare.
 
Noi gli effimeri siamo, e siamo quelli
cui tocca maggior grazia?
Un mio bacio ti suggelli ora la bocca.
 
Dov'eri, che più baci non mi davi,
fuggita?
Non sono quella che un tempo tu amavi,
la calda vita?
 
Che più fugge chi n'è più disperato amante;
che nel petto il suo artiglio t'ha piantato
più straziante;
 
Che in me la voluttà, l'amore ardente
profonde;
e se ti lagni, oh come dolcemente
l'Eco risponde!
 
 
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